Con l’ordinanza n. 13761 del 2025, la Corte di Cassazione ha introdotto un importante principio in materia di accertamenti fiscali: l’Agenzia delle Entrate può legittimamente estendere i controlli anche a conti bancari e operazioni finanziarie intestate a soggetti collegati al contribuente, come familiari, conviventi o soci, qualora emergano indizi di collegamento a condotte evasive.
La decisione si inserisce nel solco tracciato da precedenti sentenze (tra cui la n. 549/2020 e la n. 26173/2011), che avevano già riconosciuto come legittima l’attività ispettiva estesa a soggetti terzi in presenza di elementi oggettivi che ne giustifichino il coinvolgimento.
Secondo la Corte, l’azione dell’amministrazione finanziaria deve comunque rispettare i principi di legalità e proporzionalità. Tuttavia, il diritto alla riservatezza del soggetto collegato non può prevalere sulla necessità di accertare fenomeni di evasione fiscale sistematica o occultata mediante l’uso strumentale di terzi.
In pratica, se un contribuente utilizza conti correnti intestati a un familiare per effettuare operazioni non giustificate con i propri redditi dichiarati, l’Agenzia delle Entrate può accertare tali rapporti, ricostruire i flussi finanziari e – se del caso – procedere a rettifiche e sanzioni.
Si tratta di un orientamento che rafforza gli strumenti di contrasto all’evasione fiscale complessa, ma che impone anche una maggiore attenzione da parte dei contribuenti nella gestione dei rapporti patrimoniali e finanziari con soggetti vicini.
Per i professionisti fiscali e legali, questa pronuncia rappresenta un punto fermo nella consulenza a clienti che operano in contesti familiari o societari articolati, dove la trasparenza delle operazioni è fondamentale per evitare contestazioni.





0 commenti