Con l’approvazione della nuova direttiva europea sull’IVA nel commercio elettronico, il Consiglio Ecofin ha introdotto importanti novità che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2028, destinate a modificare radicalmente la disciplina dell’IVA applicabile agli acquisti di beni provenienti da Paesi extra-UE, in particolare per le vendite effettuate tramite piattaforme digitali.
L’obiettivo dichiarato dell’intervento è duplice:
- semplificare la gestione dell’imposta;
- contrastare in modo più efficace l’evasione fiscale nel settore dell’e-commerce internazionale.
Cosa cambia dal 2028
Secondo la nuova impostazione normativa, dal 2028:
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la responsabilità del versamento dell’IVA non sarà più a carico del consumatore finale o dell’acquirente, ma verrà trasferita direttamente alla piattaforma digitale che intermedia la vendita;
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questo vale per tutte le vendite a distanza da Paesi terzi verso l’Unione Europea, indipendentemente dal valore della merce;
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le piattaforme diventeranno quindi soggetti passivi IVA a tutti gli effetti, dovendo identificarsi fiscalmente e provvedere al versamento dell’imposta nei Paesi UE di destinazione.
Si tratta di un’estensione della logica già in parte sperimentata con il sistema OSS/IOSS (One Stop Shop / Import One Stop Shop), che ha semplificato gli adempimenti per le vendite online intra-UE.
Perché questa riforma è rilevante
Attualmente, milioni di piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE (soprattutto Asia) entrano nei circuiti doganali europei beneficiando di esenzioni IVA o con importi sottostimati, rendendo svantaggiosi i concorrenti europei che operano nel rispetto della normativa fiscale.
Con il nuovo assetto:
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la riscossione dell’IVA avverrà a monte, al momento dell’ordine, e non più alla consegna o in dogana;
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le piattaforme saranno direttamente responsabili dell’imposta e soggette a controlli e sanzioni in caso di omissioni;
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si elimina il vantaggio competitivo per chi importa beni sotto soglia o elude il prelievo IVA.
Impatti attesi per imprese e consumatori
Per le imprese europee che vendono online, questa misura potrebbe:
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rendere il mercato più equo, eliminando una concorrenza sleale basata sull’elusione fiscale;
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semplificare le procedure di acquisto e vendita, con una maggiore uniformità di trattamento;
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favorire la tracciabilità e il corretto adempimento tributario da parte delle piattaforme.
Per i consumatori:
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l’IVA sarà già compresa nel prezzo pagato online;
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si ridurranno i disagi legati a ritardi in dogana, richieste di pagamento alla consegna o sorprese sul prezzo finale.
Conclusione
La riforma dell’IVA sugli acquisti extra-UE rappresenta un passaggio strategico nella lotta all’evasione fiscale nel settore digitale e introduce un nuovo modello di responsabilità tributaria per le piattaforme. Le imprese che operano nell’e-commerce, i marketplace e i professionisti del settore devono fin da ora prepararsi a questa transizione, aggiornando i sistemi informatici, le policy contrattuali e i flussi contabili.
Lo studio del nuovo impianto normativo richiederà attenzione e aggiornamento continuo. Per le imprese italiane che vendono o acquistano online da Paesi terzi, è consigliabile confrontarsi con il proprio commercialista per valutare le implicazioni operative e pianificare gli adeguamenti entro il 2028.





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