Dal 2025 i contribuenti potranno correggere gli errori contabili direttamente in bilancio, senza dover più ricorrere alla dichiarazione integrativa.
È una delle semplificazioni più attese contenute nello schema di decreto correttivo della riforma fiscale (atto n. 292), recentemente approvato dal Senato con osservazioni.
Cosa cambia
Finora, la rettifica di un errore contabile che avesse effetti fiscali richiedeva l’invio di una dichiarazione integrativa per l’anno in cui l’errore era stato commesso.
Dal periodo d’imposta che inizia dal 1° gennaio 2025, invece, il contribuente potrà:
- correggere l’errore direttamente in bilancio;
- riconoscere effetti fiscali automatici (ai fini IRES e IRAP);
- a condizione che il bilancio sia sottoposto a revisione legale.
La novità rende coerente il sistema contabile con la logica dell’art. 2423-bis c.c., che impone la rappresentazione veritiera e corretta dei fatti di gestione, evitando duplicazioni dichiarative.
Ambito di applicazione
La norma riguarda tutti gli errori contabili “non rilevanti”, cioè:
- errori di qualificazione, classificazione, imputazione temporale o quantificazione;
- corretti entro la chiusura dell’esercizio successivo a quello di insorgenza.
In sostanza, si tratta di imprecisioni gestionali o di scritture contabili che non alterano in modo sostanziale la rappresentazione del reddito d’esercizio.
Effetti fiscali e condizioni
Il riconoscimento automatico ai fini fiscali è subordinato a due requisiti:
- bilancio sottoposto a revisione legale, anche tramite revisore unico o società di revisione;
- correzione effettuata entro il termine di chiusura dell’esercizio successivo.
Il Senato, nel suo parere, ha suggerito al Governo di chiarire che la revisione debba risultare effettivamente completata entro la scadenza della dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio di correzione.
Attenzione ai limiti
La disciplina non copre gli errori “rilevanti”, cioè quelli che alterano significativamente il risultato economico, per i quali resta necessario l’utilizzo della dichiarazione integrativa.
Inoltre, il regime non si applica ai soggetti non obbligati a revisione legale (ad esempio microimprese o ditte individuali).
Conclusione
La misura rappresenta un passo avanti verso la semplificazione del rapporto tra contabilità e fisco, con l’obiettivo di ridurre gli adempimenti formali e valorizzare la funzione informativa del bilancio.
Per i professionisti, è l’occasione per rafforzare il coordinamento tra area contabile e fiscale, e verificare che i clienti abbiano una revisione legale attiva e documentata.
Dal 2025 il bilancio torna al centro del sistema fiscale: meno burocrazia, più sostanza contabile.





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