Opere e appalti ultrannuali: quando i proventi vanno tassati

da | Ott 31, 2025 | Agenzia delle Entrate, Cassazione | 0 commenti

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Con la sentenza n. 27592 del 16 ottobre 2025, la Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sulla tassazione dei proventi derivanti da appalti ultrannuali, chiarendo un principio chiave:
i ricavi devono essere imputati al periodo d’imposta in cui diventano certi e determinabili, non a quello in cui vengono semplicemente richiesti o stimati.

L’orientamento si colloca nel solco di una giurisprudenza ormai consolidata, secondo cui la competenza fiscale deve riflettere l’effettiva maturazione economico-giuridica del reddito, evitando sia anticipazioni che rinvii arbitrari.

Il principio di competenza per gli appalti pluriennali

Gli appalti ultrannuali – cioè quelli che si estendono su più esercizi – pongono da sempre il problema della corretta imputazione temporale dei ricavi.
Ai sensi dell’art. 93 del TUIR, i corrispettivi delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale devono essere imputati al reddito in base allo stato di avanzamento lavori (SAL) o, in mancanza, al momento della certezza del diritto al corrispettivo.

In altri termini, non basta che il soggetto appaltatore reclami o fatturi un importo: occorre che il provento sia giuridicamente certo e quantificabile in modo oggettivo, secondo i criteri contrattuali o in virtù di un titolo riconosciuto.

Cosa si intende per “certezza del provento”

La Cassazione ha chiarito che la certezza del provento si realizza solo quando il diritto al corrispettivo:

  • deriva da un titolo contrattuale o legale riconosciuto dalle parti;
  • è incontestato o comunque non dipende da un giudizio o da una decisione futura;
  • è determinabile nell’importo con criteri oggettivi, anche se non ancora riscosso.

Non possono quindi essere tassati nell’esercizio:

  • le riserve di cantiere o richieste di compenso per imprevisti;
  • le domande risarcitorie o varianti in corso d’opera non ancora accettate;
  • le somme derivanti da contenziosi aperti con la stazione appaltante.

Queste componenti hanno natura potenziale o eventuale, e saranno imponibili solo nel periodo in cui la loro esistenza e il relativo ammontare diventano certi.

Esempi pratici

Esempio 1 – Provento tassabile
Un’impresa appaltatrice conclude, nel 2025, la realizzazione di una parte dell’opera per cui il contratto prevede un corrispettivo aggiuntivo del 10% in caso di completamento anticipato.
Il premio è stabilito contrattualmente e riconosciuto dalla committenza: il provento è certo e tassabile nel 2025.

Esempio 2 – Provento non tassabile
L’impresa formula una riserva per extracosti dovuti a difficoltà impreviste (maggiori spese di materiali e manodopera).
La committenza non riconosce la richiesta e si apre un contenzioso: il provento non è tassabile fino a decisione o accordo definitivo.

Riferimenti civilistici e contabili

La Corte ha richiamato anche l’art. 1664 del Codice Civile, secondo cui l’appaltatore può chiedere una revisione del prezzo solo se l’aumento dei costi supera il 10% dell’importo originario e comporta oneri imprevisti di notevole entità.
Solo in questo caso il diritto al maggior corrispettivo diventa giuridicamente certo, e quindi fiscalmente rilevante.

In coerenza con i principi contabili nazionali (OIC 23), i ricavi da contratti pluriennali vanno imputati in base alla percentuale di completamento, ma solo per componenti certe e oggettive.
Le riserve o pretese non riconosciute vanno invece escluse, in quanto “non ancora maturate” ai fini della competenza.

Le conseguenze operative

Per le imprese di costruzione e appalto, il corretto trattamento fiscale dei proventi ultrannuali richiede:

  • un’attenta analisi contrattuale per individuare i diritti maturati e quelli solo potenziali;
  • una contabilità analitica aggiornata per documentare lo stato di avanzamento lavori (SAL);
  • la coerenza tra bilancio civilistico e dichiarazione fiscale, evitando di anticipare ricavi non certi;
  • la conservazione di documentazione (verbali, perizie, comunicazioni, certificati SAL) a supporto delle valutazioni.

Un errore di imputazione può comportare contestazioni di competenza o sanzioni per dichiarazione infedele. Per imprese e consulenti, ciò significa porre maggiore attenzione alla documentazione contrattuale e tecnica che attesti la certezza dei ricavi, così da evitare anticipazioni fiscali e garantire una corretta applicazione del principio di competenza.

Written by Valerio Ottaviani

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